Conclusa la 17ª edizione di Middle East Now dal tema “Radical Movements”: il successo di un festival eclettico che abbatte i cliché attraverso il dialogo e l’empatia.
Sale piene, numerosi sold out al Cinema La Compagnia e al Cinema Astra, e una straordinaria partecipazione diffusa in tutta la città.
L’Audience Award è andato alla saga familiare dall’Egitto “The Stories” di Abu Bakr Shawky
Si è conclusa con un grande successo di pubblico e di critica la diciassettesima edizione di Middle East Now, il festival ideato e organizzato dall’associazione Map of Creation con la direzione artistica di Lisa Chiari e Roberto Ruta. La manifestazione, che ha ufficialmente inaugurato la stagione della 50 Giorni di Cinema a Firenze, ha registrato una partecipazione numerosa e costante, riempiendo le sale del Cinema La Compagnia e del Cinema Astra e registrando il tutto esaurito in molti dei momenti chiave della programmazione.
A fare da filo conduttore di questa edizione è stato il tema “RADICAL MOVEMENTS”, declinato non solo come focus tematico ma come vera e propria attitudine curatoriale. Attraverso un palinsesto eclettico di 33 film, documentari, mostre, performance, talk d’attualità e laboratori interculturali, il festival ha superato i confini del racconto cinematografico tradizionale per farsi piattaforma multidisciplinare.
“Il cinema e le arti visive hanno il potere straordinario di scardinare le narrazioni unidimensionali a cui siamo abituati,” dichiarano i direttori artistici Lisa Chiari e Roberto Ruta. “In questa diciassettesima edizione abbiamo voluto offrire ancora una volta uno sguardo complesso, intimo e umano. Il festival si è confermato un percorso corale in cui l’arte visiva, l’approfondimento geopolitico, il teatro e la condivisione legata al cibo si sono intrecciati per creare connessioni profonde, empatiche e quanto mai necessarie nel presente instabile che stiamo attraversando.”
Il Cinema: Grandi Anteprime e Dialogo Aperto con gli Autori
Il cuore pulsante della manifestazione si è sviluppato nelle sale cinematografiche con esclusive anteprime dedicate a storie potenti provenienti da Iran, Palestina, Libano, Iraq, Siria, Egitto, Arabia Saudita, Afghanistan, Turchia, Kurdistan. Ciascuna proiezione si è trasformata in un momento di dibattito grazie a Q&A sempre caldi e partecipati con registi e ospiti internazionali.
La serata di apertura ha visto la proiezione del toccante documentario A Fox Under a Pink Moon del grande regista iraniano Mehrdad Oskouei vincitore all’IDFA e candidato agli Oscar per l’Iran, a cui è seguita in programma anche una partecipatissima masterclass con il pluripremiato regista Oskouei (“Iran: chi non ha voce, ha una camera”). Tra le anteprime e i focus più apprezzati dal pubblico si distinguono l’anteprima italiana di Palestine Comedy Club, che ha raccontato la stand-up comedy sotto occupazione, e il documentario House of Hope alla presenza della regista Marjolein Busstra. Grande calore anche per l’anteprima assoluta di The Silence of the Plain con la regista Zeina Sfeir, per Souraya Mon Amour di Nicolas Khoury e per l’applauditissimo lungometraggio The Stories di Abu Bakr Shawky, accompagnato in sala dall’attore protagonista Amir El-Masry. Ha profondamente commosso la platea anche One in a Million di Itab Azzam e Jack MacInnes, pellicola già trionfatrice al Sundance Film Festival con il Premio del Pubblico. La programmazione si è chiusa con lo spettacolo teatrale Come Back Home dell’artista palestinese Fadi Murad, e l’anteprima mondiale del film di chiusura Women of Revolution alla presenza della regista Mina Akbari, un viaggio intenso dentro quarant’anni di battaglie per i diritti femminili in Iran.
Un Festival Diffuso: Arte, Fumetto e Cultura Culinaria
L’esperienza del festival ha contagiato l’intero tessuto urbano grazie a un ricco programma di eventi collaterali, a testimonianza dell’anima eclettica della rassegna. Presso la Street Levels Gallery ha inaugurato la mostra fotografica collettiva WHAT MOVES US, curata da Roï Saade, cheraccoglie gli scatti di Erdem Varol (Turchia), Skander Khlif (Tunisia) e Ebrahim Bahaa-Eldin (Egitto), focalizzata sul senso di appartenenza nella vita quotidiana (visitabile fino al 31 ottobre).
Il Cinema La Compagnia ha ospitato l’installazione e l’incontro con il celebre fumettista e cartoonist sudanese in esilio Khaled Albaih (“Revolution, Intermission”).
La dimensione della convivialità e dello scambio interculturale ha trovato invece spazio alla Scuola d’Arte Culinaria Cordon Bleu con il laboratorio di cucina araba al femminile “I Dolci dell’Amore. Tra Palestina e Marocco”, guidato dalle chef Fidaa I. A. Abuhamdiya e Samira Driouich, che ha registrato il tutto esaurito. Il programma cittadino è stato completato dai percorsi di turismo responsabile urbano di Migrantour, dalle esperienze immersive tra musica e lingua araba palestinese al Cinema La Compagnia e dalla speciale serata SIRIA POP-UP presso lo spazio Atallier.
I FILM VINCITORI DELLA 17ª EDIZIONE

_ Premio del Pubblico – Audience Award 2026, al miglior film votato dal pubblico è andato a
THE STORIES di Abu Bakr Shawky (Egitto, Austria, Svezia, 2025, 115’)
Affresco cinematografico di vent’anni di storia egiziana, con protagonista Ahmed, un ragazzo di umili origini con un talento immenso per il pianoforte, che instaura un legame indissolubile con Liz, ragazza che ha risposto al suo annuncio per trovare un amico di penna. Travolgente lettera d’amore alla musica, alla resilienza e a quell’unica, straordinaria persona capace di cambiarci la vita per sempre.
_ Premio Cinema Iran – Afghanistan 2026
Premio Felicetta Ferraro al miglior lungometraggio / documentario dall’Iran:
WRITING HAWA di Najiba Noori (Afghanistan, Qatar, Francia, Paesi Bassi, 2024, 84’)
Motivazione: “Il Premio al miglior film dall’Iran e dall’Afghanistan è assegnato a WRITING HAWA per aver raccontato l’emancipazione come gesto quotidiano, ostinato e rivoluzionario. Seguiamo le vicende di Hawa attraverso lo sguardo intimo di una figlia che filma sua madre e sua nipote e poi, dopo la sua partenza per la Francia, passa la telecamera al fratello che tra mille difficoltà e pericoli continua a filmare. Hawa non vuole la pietà di nessuno, vuole imparare a leggere e scrivere, vuole vendere i suoi vestiti e vuole che sua nipote abbia un futuro diverso. Hawa non cuce solo abiti, ma in realtà ricuce dignità e lo fa mentre intorno tutto sta per crollare di nuovo.
Girato nell’arco di cinque anni, Writing Hawa è la storia di tre generazioni di donne hazara della stessa famiglia in Afghanistan. Per il suo coraggio e per la sua delicatezza, che diventano atto politico, questo documentario è un archivio di resistenza e di testimonianze necessarie”.
_ Middle East Now Staff Award 2026, al miglior corto o mediometraggio:
QAHER di Nada Khalifa (Polonia, Palestina, Egitto, 2025, 20’)
Motivazione: “Questo corto tocca moltissimi temi, riuscendo comunque a coglierne aspetti sottili e profondi. A partire dal titolo, Qaher, parola intraducibile in italiano che descrive un dolore fatto di impotenza, ingiustizia e disumanizzazione, sentimenti che covano sotto la superficie per lungo tempo e che sembrano quasi impossibili da esprimere o da liberare. Il corto racconta quest’oppressione disumanizzante, con riferimento all’esperienza palestinese, senza annullare l’identità di questo popolo, che emerge con schiettezza attraverso movimenti radicali di fantasia, affettività e ironia.”
_Best OFF Award 2026
Al miglior cortometraggio d’autore assegnato in collaborazione con OFF Cinema:
KENTUCKY GAZA di Omar Rammal (Giordania, 2026, 21’)
Motivazione: “Gaza, prima del 7 ottobre. Tre giovani avviano un’attività inaspettata: contrabbandare pollo fritto KFC attraverso i tunnel che collegano Gaza all’Egitto. Il loro successo racconta l’ingegno, l’intraprendenza e l’instancabile desiderio di una vita normale. I tunnel, che nell’immaginario collettivo sono solitamente associati al contrabbando di armi, diventano qui strumenti del desiderio di normalità, e il fast food occidentale simboleggia la volontà di vivere come tutti gli altri. Il finale, ambientato il 7 ottobre, consegna un’ultima lezione: la possibilità di una vita normale, spazzata via dalla catastrofe imminente.”
Menzione speciale Best OFF
MEMORIES OF A WINDOW di Mehraneh Salimian e Amin Pakparvar (Iran, 2026, 19’)
Motivazione: Cosa significa studiare cinema in un contesto sempre più autoritario? Imparare a maneggiare le inquadrature, fare scelte editoriali, decidere cosa e come filmare, quando documentare la realtà significa mettere a rischio la propria vita? Questa menzione speciale va ad un film che ci rende, noi pubblico, complice e testimone della resistenza, della creatività e della solidarietà della gioventù iraniana. È un film che è un omaggio a Shirin Alizadeh, uccisa mentre documentava la repressione delle proteste da parte del governo iraniano, ma è anche un canto corale di giovani determinati a non smettere di denunciare, filmare e rispondere al silenzio assordante della violenza di stato.

_ Special Mention Middle East Now 2026, conferita dal festival a
WOMEN OF REVOLUTION di Mina Akbari (Iran, Germania, 2026, 98’)
Motivazione: “Il documentario di Mina Akbari è una testimonianza straordinaria, intima e potente del ruolo cruciale che le donne iraniane rivestono come vere e proprie forze di cambiamento. Siamo stati profondamente onorati di ospitare l’anteprima del film a Firenze: Mina Akbari ha saputo toccare il cuore del nostro pubblico, offrendo una comprensione profonda e necessaria delle innumerevoli battaglie che le donne in Iran combattono ogni giorno – nelle piazze, nelle istituzioni e nel silenzio delle loro vite private.
Con un’apertura e una determinazione ammirevoli, questo film restituisce loro una voce vibrante e autentica. È un lavoro encomiabile e necessario, che speriamo possa viaggiare il più possibile e trovare lo spazio che merita sugli schermi di tutto il mondo.”
Lisa Chiari e Roberto Ruta, Direttori Artistici, Middle East Now Festival

